Storia di un uomo e imprenditore – 5° puntata
Come inizia in famiglia la mia formazione da imprenditore
E’ veramente una bella storia e la racconto come l’ho vissuta io in prima persona; come in ogni storia che si rispetti, altri protagonisti (in questo caso i miei fratelli), potrebbero raccontarla con altri particolari ed avere avuto sensazioni diverse ma questo è ovvio.
E’una storia di vita che è durata diversi anni: gli anni 60 – 80 sono stati anni in cui tutto era in continua e vorticosa evoluzione.
La maniera in cui era organizzata in quei tempi l’economia nella mia famiglia è stato l’inizio della mia formazione da imprenditore, tanto che la definirei come l’organizzazione di una “Cooperativa/familiare”.
Tralascio volutamente (come al solito) gli episodi di tensione, di piccoli scontri e grandi confronti che come in ogni “cooperativa/familiare” che si rispetti, non sono mancati tra i miei genitori e tra noi fratelli. Alla fine tutto si è concluso sempre con una soluzione positiva soddisfacente per tutti. (*1)
In questa puntata parlo solo della parte economica/organizzativa della mia famiglia di allora.
E’ come un piccolo trattato di economia di una società che parte con pochi, anzi direi con pochissimi mezzi, ma che alla fine tutti i soci (i fratelli) arrivano alla propria meta e… tutti soddisfati. (*2)
I miei genitori: due saggi amministratori
Mi chiedo ancora oggi il come e da dove avessero appreso i miei genitori questa capacità e saggezza di amministratori, come siano riusciti con pochi soldi a far quadrare sempre il bilancio familiare e anche dare “il calcio d’avvio (*3) come il primo sostegno economico/finanziario a tutti noi fratelli nel momento in cui cominciavamo a parlare di qualche iniziativa imprenditoriale, di metter su casa per sposarci…
Eravamo in tredici da sistemare e si doveva fare tutto equamente senza sotterfugi e nessuna preferenza…(*4) I miei genitori ci sono riusciti…veramente bravi.
Un sistema semplice ma che funzionava
Quando ho cominciato a capirlo, il sistema, “il meccanismo” era già ben oliato; tanto che non mi sono mai più posto il problema se era quello giusto: vedevo che funzionava e tanto mi bastava.
Era normale a quei tempi cominciare a lavorare a 14/15 anni, perciò mentre i miei fratelli più grandi lavoravano, io e i quattro fratelli più piccoli andavamo ancora a scuola.
All’inizio, per tutti, lo stipendio era molto basso, però tutti i miei fratelli lo portavano a casa e lo consegnavano a mia madre; nel contempo, mio padre gestiva gli introiti dei nostri spettacoli musicali che ancora facevamo in quegli anni; tutto contribuiva al bilancio globale della nostra famiglia. (*5)
Quando ho iniziato a lavorare io nel 1963/64, quattro dei fratelli più grandi erano già sposati e tutto il sistema era organizzato e funzionava così:
Prima di andare a militare tutti i fratelli che lavoravano davamo lo stipendio mensile a mia madre avendo con lei già concordato quanto ognuno si teneva per le sue piccole spese personali.
Tornati dal militare si invertiva il meccanismo: si dava in casa un piccolo contributo per le spese generali della famiglia e poi ognuno si teneva tutto lo stipendio.
Per le sorelle il tutto iniziava a circa 20 anni, per loro cominciava la fase di “farsi la dote” come si usava allora.
Per ognuno era l’inizio per farsi il proprio “patrimonio/dote” personale, per cominciare a realizzare il futuro o un sogno, come ad esempio partire con una impresa, farsi la casa e/o per sposarsi…
Tutti continuavamo a vivere in casa fino al matrimonio, così ognuno poteva costruire e programmare il proprio progetto/sogno in base al tempo in cui lo voleva realizzare.
Il tutto dipendeva dai soldi che aveva messo da parte, dalla propria costanza e dalla volontà e forza che ci metteva per arrivare. (*6)
In casa avevamo anche la “mensa” come si direbbe in una’azienda.
Prima che iniziassero i matrimoni, eravamo in 15 persone che tutti i giorni e per almeno tre volte al giorno dovevano mangiare.
Tutto questo era organizzato come un piccolo ristorante con le pentole sempre sul fuoco. (*7)
Le spese e i conti
Le spese giornaliere del “piccolo albergo/ristorante” erano sostenute da mia madre con gli stipendi che entravano in quel periodo.
La luce e il gas in bombola (l’acqua allora era dal pozzo e il telefono ancora non c’era), come i libri all’inizio dell’anno scolastico e per l’affitto dei tre campi , erano le spese speciali che sosteneva mio padre con gli incassi dei nostri concerti musicali; mio padre era anche il titolare del piccolo deposito che avevamo in banca.
Però in famiglia c’era una sola cassa, ed entrambi i miei genitori e i fratelli più grandi sapevano sempre cosa “bolliva in pentola”. (*8)
La nostra “cooperativa/familiare” era così organizzata:
A mia madre (amministratrice), la responsabilità per le spese e le cose di tutti i giorni, a mio padre (amministratore), le spese e i conti speciali, ai fratelli (soci) prima del militare contribuire in base al proprio lavoro e le proprie capacità, dopo il militare vitto e alloggio gratis e quando serviva, se era possibile, ricevere un buon sostegno per partire per realizzare il proprio sogno. (*9)
Come una “cooperativa/familiare” in tre generazioni.
Tredici fratelli nati in 15 anni: organizzati come fossimo tre generazioni:
Chi lavorava e metteva da parte lo stipendio per sposarsi, ecc…
Chi lavorava e dava tutto in casa.
Chi andava ancora a scuola. (*10)
A volte penso che se non fossimo stati in tredici, forse non avremmo potuto avere tutte queste possibilità, forse alla fine ai più piccoli sarebbe rimasto in mano il cosiddetto cerino acceso, ma noi eravamo e siamo in tanti e in questo caso l’unione ha fatto e fa ancora la forza. (*11)
Senza saperlo eravamo organizzati come fossimo una vera azienda
Tutto era organizzato e funzionava in base all’esperienza di vita dei miei genitori, che adoperavano il loro buon senso; però ora posso dire che inconsciamente nella mia famiglia di allora, venivano usati molti comportamenti e regole che sono alla base delle aziende moderne, aziende che nel tempo diventano grandi e lo fanno soprattutto nel rispetto delle persone e dell’ ambiente.
Nel raccontare la mia storia di Uomo e imprenditore trovo molti di questi comportamenti e regole che ho imparato in anni di studio e di formazione (soprattutto serale), comportamenti e regole che con gli anni ho mangiato, digerito e cercato di fare miei.
Da quando sono partito in proprio, quaranta anni fa, piano piano sono diventati parte del mio modo di vedere e di agire e sono diventati/e la base del lavoro quotidiano e della cultura aziendale della mia azienda: La Maniero Elettronica.
Comportamenti e regole
Come ho già cominciato a fare in precedenza, in modo particolare da questa puntata di Uomo e Imprenditore, quando descrivendo degli episodi e certi argomenti sentirò che posso riassumerli in poche parole o in una frase, collegherò alle fine l’argomento ad un asterisco e ad un numero progressivo, così anche chi non sa bene cosa c’è alla base e dietro al lavoro di un’azienda e del suo imprenditore, potrà sapere e capire un po’meglio, che nulla può essere lasciato al caso, che lo sviluppo di un’impresa all’inizio è legato molto all’intuito ed alle idee del suo imprenditore che molto spesso ne è anche il fondatore, ma che se si vuole che un’organizzazione, un’impresa continui a crescere, cominciando dall’imprenditore. Tutto è legato all’onestà, alla sensibilità, alla formazione e alla professionalità di tutti i componenti dell’azienda.
Alcuni concetti base dalla mia formazione imprenditoriale
* 1 – Nelle aziende si discute anche animatamente ma alla fine si deve trovare la soluzione che soddisfi tutti, che tutti adottano e che non sono solo compromessi al ribasso.
* 2- Nelle aziende che funzionano devono essere e sentirsi soddisfati: i proprietari, i soci, i dirigenti e tutti dal primo all’ultimo degli operai.
* 3 – Nessuna idea o azienda può avere la forza di partire se all’inizio non è sostenuta con forza come per esempio: dallo stato,da una banca, da una organizzazione imprenditoriale, o dai familiari,amici e parenti che ci credono.
* 4 - Nelle aziende di valore e con valori, non sono ammesse preferenze ingiustificate, sgambetti e/o sotterfugi.
* 5 - In una azienda tutti e tutto contribuisce alla crescita generale, anche l’ultimo arrivato, come pure il riciclo della carta o lo spegnimento delle luci quando si esce dall’ufficio…
* 6 - E’ indispensabile una pianificazione iniziale ed è importante che preveda anche il bene degli ultimi, alla lunga, crescendo, si trasforma in una strategia sicuramente vincente.
* 7 - La mensa aziendale luogo caldo, confortevole e pulito.
* 8 – Nelle aziende ben organizzate e ben amministrate c’è una sola cassa, gli amministratori hanno compiti ben definiti e con responsabilità diretta, i soci sono periodicamente informati di come vanno le cose in generale e quando serve in modo anche molto analitico..
* 9 - In una impresa che si rispetti si parte sempre da una pianificazione globale del progetto.
* 10 – In una impresa che si rispetti è indispensabile la formazione continua e quella di base.
* 11 – In una impresa che si rispetti si deve arrivare al più presto alla giusta “massa critica” in modo da poter avere a disposizione:
Mezzi propri che consentano di continuare a crescere.
Capitali economici sufficienti per fare nuovi progetti e investimenti.
Capitali finanziari sufficienti per non dover lavorare per pagare solo gli interessi passivi.
Vi auguro ciò che mi auguro. Tarcisio




