Storia di un Uomo e Imprenditore 6° puntata
Come una piccola “cassa peota” di famiglia
Ho scritto nella 5° puntata come era organizzata la nostra “cooperativa/familiare”, ma il flusso finanziario era organizzato come in una piccola “cassa/peota”.
Credo (non l’ho mai appurato) sia nato così il piccolo prestito iniziale che aveva messo in moto mio padre.
Il calcio d’avvio, quel primo sostegno finanziario in modo che tutti noi fratelli fossimo un po’ agevolati all’inizio per partire con il nostro sogno/progetto.
Dal piccolo deposito in banca mio padre prelevava i 300/500 mila lire, ciò di cui un fratello aveva bisogno in quel momento per partire o finire qualcosa di importante: per la casa, aprire un’attività in proprio o per sposarsi.
Per la piccola “cassa/peota” di famiglia era un prestito di rotazione.
Come ho impiegato le 500 mila lire avuti in prestito da mio padre
Tornato dal militare con il mio capitale personale di 20.000 lire, come già scritto nelle prime puntate, ero pronto per mettermi in proprio, avevo bisogno, ho chiesto e ho ricevuto in prestito da mio padre altre 500 mila lire.
Era un capitale molto importante per partire: all’inizio è stato veramente indispensabile come base di partenza.
Ho cominciato così ad amministrare un po’ di soldi in contanti, ma ho imparato anche subito a fare molte cambiali, tanto che per un po’di tempo mi sembrava d’avere male alla mano destra per le tante firme che avevo dovuto fare.
Cinquecento mila lire, un vero piccolo capitale a quei tempi, visto che sono riuscito a pagare o a dare un piccolo anticipo per tutto ciò che all’inizio mi serviva per partire e per tutto ciò che ho acquistato.
Non avevo nulla, ed erano molte le cose che erano indispensabili per partire.
Ho cominciato pagando i costi per le varie licenze ed iscrizioni comunali e provinciali, ho fatto il mio primo contratto d’affitto e pagato il relativo deposito cauzionale ed ho continuato con piccoli acconti e la firma delle moltissime cambiali.
Ho dato acconti e firmato cambiali:
per l’arredamento del negozio,
per l’acquisto della prima mia auto personale (una Bianchina familiare),
per un bancone pesante da lavoro, (lo conservo ancora)
per gli strumenti e gli attrezzi che mi mancavano per le riparazioni,
per gli elettrodomestici e per tutto il materiale elettrico da vendere,
per…………
Veramente tante erano le cose a cui ho dovuto far fronte, ma con i soldi avuti in prestito e con gli acconti e le cambiali, sono riuscito a farmeli bastare e alla fine sono stati sufficienti, tanto che, non solo sono riuscito a partire, ma dopo un po’di tempo ho cominciato a restituire a mio padre le 500 mila lire in piccole rate, come era stato con Lui concordato al momento del prestito.
Dopo di me c’erano ancora altri 4 fratelli che avevano cominciato a pensare di sistemarsi e fino alla fine il giro virtuoso doveva continuare.
Le condizioni del prestito: sulla fiducia
Nel prestito che ci faceva nostro padre:
Non c’erano formalità, solo un promemoria che Lui teneva su un quadernetto
Non c’erano ne le firme di noi fratelli ne le firme di altri per garanzia.
Non c’erano interessi passivi da pagare.
Non c’erano scadenze da rispettare ma solo concordato più o meno il tempo del rientro.
Non c’era niente di vincolante, ma solo un patto tra veri “galantuomini”.
Tutti noi fratelli abbiamo sempre onorato e restituito i prestiti ricevuti appena possibile e mai ho sentito i miei genitori lamentarsi per qualcosa o per qualcuno.
Molto importante: “ la nostra “cassa/peota” familiare non è mai andata in rosso”.
Mi ha dato la sua fiducia e trasmesso il suo coraggio
Quando ho detto a mio padre che volevo partire con una mia azienda, Lui non solo ne è stato subito entusiasta ma immediatamente mi ha chiesto: “ti serve qualcosa per partire?”
Avevo solo 22 anni, ero appena tornato dal militare, ricordo ancora “l’iniezione di fiducia” che da Lui ho ricevuto in quel momento.
Succedeva a volte nei primi tempi che gli parlassi delle mille difficoltà che incontravo, gli raccontavo quanto fosse veramente dura, Lui mi rispondeva:
Ce la fai a pagare le scadenze alla fine di questo mese?
Al mio… “si… anche per questa volta c’è la faccio”.
Lui allora continuava: “di che ti preoccupi? Vai avanti che tutto si sistema”.
Negli anni mi sono ricordato spesso queste sue parole.
Quanta forza e coraggio mi hanno dato e continuano a darmi.
“Di che ti preoccupi…VAI AVANTI che tutto si sistema…”
I miei genitori con tredici figli non potevano certo permettersi il lusso d’avere paura, avevano imparato con coraggio ad andare sempre avanti e io con gratitudine sono ancora qui che ne parlo…
Ancora un speciale Grazie per la Loro saggezza, la Loro forza e il Loro coraggio.
Dalla mia agendina del 2009 (prima d’archiviarla)
Il capo deve essere sempre al di sopra degli umori del gruppo che guida.
Togliere l’entusiasmo alla gente è come uccidere piano piano.
Il capo cordata non può mostrare i suoi dubbi, deve risolverli dentro di se e poi guidare con coraggio e fermezza tutti gli altri.
Il condottiero non può permettersi d’essere incerto, ma deve dimostrare di conoscere sempre la strada giusta anche quando ha mille dubbi.
Finché sei al comando devi saper andare sempre avanti con fiducia, forza e coraggio.
Quando lasci devi saper sempre più arretrare con fiducia, forza e coraggio.
Vi auguro ciò che mi auguro. Tarcisio.


